Violenza ostetrica in Italia. Nasce un gruppo di condivisione per le mamme leccesi.

Il parto è una delle esperienze più belle, intense, emozionanti e memorabili nella vita di una donna. Purtroppo però, molte mamme non ne hanno un bel ricordo, lo definirebbero per lo più “traumatico” o “umiliante”. La recente campagna #bastatacere: le madri hanno voce, condotta sui social, ha fatto emergere il fenomeno della violenza ostetrica anche in Italia, grazie alle testimonianze di migliaia di donne che, coraggiosamente, hanno condiviso gli abusi e i maltrattamenti subiti durante il proprio parto.

Il 30 settembre 2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la violenza ostetrica come un grave problema di salute pubblica globale che mette a rischio il benessere e la salute bio-psico-sociale della madre e del bambino.

Da #bastatacere è nato un Comitato Etico gestito a titolo gratuito e volontario che ha come scopo quello di custodire e diffondere le testimonianze raccolte, continuare a dare voce alle madri e sensibilizzare la società italiana nei confronti del fenomeno di violenza ostetrica. Mamme, avvocato, operatori della nascita e non solo si sono unite per creare l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica in Italia, organismo multidisciplinare che nasce dall’esigenza di monitorare l’incidenza delle pratiche che costituiscono questo tipo di violenza ai danni delle donne nel loro percorso di maternità.

Dall’aprile 2016 arriviamo ad oggi!

Mercoledì 20 settembre è stata presentata a Roma la prima ricerca nazionale sulla violenza ostetrica. I dati dicono che dal 2003 sono circa 1 milione le donne in Italia, ovvero il 21%, che affermano di aver subito una qualche forma fisica o psicologica di violenza alla loro prima esperienza di maternità.

L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di circa 5 milioni di donne italiane di età compresa tra i 18 e i 54 anni con almeno un figlio di meno di 14 anni. Per 4 donne su 10 (41 per cento) l’assistenza al parto è stata lesiva della loro dignità e integrità psicofisica. In particolare la prima esperienza negativa vissuta durante la fase del parto è risultata la pratica dell’episiotomia, subita da oltre la metà (54 per cento) delle donne intervistate. L’OMS la definisce una pratica «dannosa, tranne in rari casi». In Italia 3 partorienti su 10 negli ultimi 14 anni hanno dichiarato di non aver dato il loro consenso informato per autorizzare l’intervento. Parliamo di 1,6 milioni di donne e del 61% delle donne che hanno subito un’episiotomia.

In seguito ad esperienze così traumatiche il 6% delle madri non hanno voluto altri figli, il chè significa 20.000 bambini non nati ogni anno.

Finalmente si parla di questa “malpractice” dell’assistenza ostetrica, con dati alla mano, nonostante ci sia ancora qualcuno che nega l’evidenza o che sminuisce i vissuti traumatici e le ferite fisiche ed emotive delle donne.

Come vi raccontavo in un precedente articolo, come ostetrica e come studentessa di ostetricia, ho assistito a scene di violenza ostetrica. Me ne vengono raccontate di continuo purtroppo.

Nel mio piccolo cerco di portare informazione e consapevolezza tra le mamme e i papà, nel miei corsi cerco di mettere al corrente dei diritti di mamma e bambino e delle procedure ostetriche esistenti, sulla base delle evidenze scientifiche. Assisto le donne a domicilio, seguendo la salutofisiologia, per un parto ed una nascita dolci e rispettati.

Quest’estate, però, ho pensato che potessi fare qualcosa di più. Qualcosa che aiutasse le donne che hanno subito violenza ostetrica a non mettere a tacere ma a raccontarsi, a far emergere, a guarire quelle ferite. Perché come ostetrica il mio compito è quello di sostenere le donne, non solo in gravidanza o al parto, ma anche dopo, quando il bambino è nato, quando ci si aspetta che una donna sia felice di essere diventata mamma ma, in realtà, porta dentro una ferita profonda.

Così, in collaborazione con una mia collega psicoterapeuta e amica, abbiamo deciso di far partire un gruppo di mamme, accogliente, intimo e protetto, dove le mamme possono sentirsi libere di raccontare, condividere, elaborare ed affrontare la propria esperienza di parto. Un gruppo per mamme che hanno avuto un parto spontaneo medicalizzato ma anche per chi ha subìto un taglio cesareo, magari non necessario, e si porta dietro la ferita fisica ed emotiva. L’esperienza, la conoscenza e gli strumenti di due figure professionali che insieme possono dare tanto.

L’idea è quella di rendere le donne consapevoli anche dando informazioni corrette e aggiornate sulle procedure medico-ostetriche, sul VBAC (parto spontaneo dopo cesareo – di cui non si parla o se ne parla poco) e non solo.

Partiamo il 23 OTTOBRE, siamo cariche e abbiamo tante idee!!!

#parto #tagliocesareo #episiotomia #violenzaostetrica #ovoitalia #bastatacere #ostetrica #mamma #postparto #feritedelparto

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